1. Come Leggere Questo Articolo
The Odyssey di Christopher Nolan porta sul grande schermo una storia di quasi 2700 anni. La storia è antica, ma il film può sembrare a prima vista un mondo chiuso: nomi greci, dèi, mostri, tempi che si intrecciano. Questo articolo è stato scritto per abbattere quel muro. L’obiettivo è semplice: chiunque veda il film, che conosca la mitologia oppure no, deve capire fino in fondo quello che succede sullo schermo.
L’articolo procede dal semplice al profondo. Prima racconta da dove viene la storia. Poi presenta i personaggi. Poi apre il film scena per scena. Alla fine arriva al vero cuore del film: la questione umana che sta sotto tutti quei mostri e quelle tempeste.
Questo articolo racconta il film per intero, finale compreso. Ma tenete presente una cosa: questa storia si racconta da 2700 anni. Anche il pubblico di Omero ne conosceva già il finale, eppure lo ascoltava ogni volta. Perché la forza di questa storia non sta nella sorpresa, ma nel modo in cui viene raccontata. Chi però vuole vedere il film senza sapere nulla in anticipo può rimandare la sezione «Scena per Scena» a dopo la visione.
Ecco la scheda in breve: regia e sceneggiatura di Christopher Nolan. Durata 172 minuti, quasi tre ore. Lingua originale l’inglese. Fonte, il poema epico Odissea di Omero. Nota tecnica: questo è il primo lungometraggio della storia girato interamente con macchine da presa IMAX; è da qui che nasce quella sensazione di grandezza schiacciante delle immagini.
2. Da Dove Viene la Storia: Omero e la Forza della Parola
L’Odissea è un poema epico recitato in greco quasi 2700 anni fa. Che cos’è un poema epico? La grande storia di un popolo: un racconto lungo, fatto di eroi, guerre, dèi. Come autore viene indicato Omero, un aedo cieco, così i greci chiamavano il cantore che recitava i poemi a memoria. Ma la verità è un’altra: questa storia prima di vivere sulla carta è vissuta nella voce. Gli aedi la sapevano a memoria e la portavano di città in città, di villaggio in villaggio, cantandola al suono della lira. Presso i curdi questo compito toccava ai dengbêj, e non lontano da qui, nelle nostre piazze, ai cantastorie che srotolavano il loro cartellone dipinto e intonavano la storia a un pubblico raccolto in cerchio. La scrittura arrivò molto dopo.
Questo dettaglio può sembrare secondario, ma è la chiave del film. Perché una storia tramandata di bocca in bocca cambia un po’ a ogni racconto. Conoscete il gioco del telefono senza fili: una frase, passata di persona in persona, dopo dieci giri diventa tutta un’altra frase. Oppure pensate al pescatore che racconta la sua giornata: il pesce pescato cresce un po’ a ogni versione della storia. Le storie di guerra funzionano allo stesso modo. La guerra vera è sangue, paura, vergogna. Ma appena entra in una canzone diventa eroismo, gloria, bellezza. Il film di Nolan è costruito esattamente su questa crepa: la differenza fra la guerra cantata e la guerra vissuta. Tenete a mente questa frase: ci torneremo alla fine dell’articolo.
3. Prima del Film: la Guerra di Troia in Due Minuti
Per capire il film serve una sola informazione di base: la Guerra di Troia. Riassumiamola così. Troia era una città ricca sulla costa occidentale dell’attuale Turchia, vicino ai Dardanelli. I regni greci le dichiararono guerra. Il pretesto fu Elena, definita la donna più bella del mondo: era regina di Sparta e se n’era andata in città con un principe troiano. Il marito Menelao e i re greci si unirono per riportarla indietro. La guerra durò dieci anni interi e la città non cadeva mai.
A far cadere la città non fu la spada, ma l’astuzia. Odisseo, re dell’isola di Itaca, trovò uno stratagemma: fu costruito un enorme cavallo di legno, al suo interno furono nascosti soldati scelti, e l’esercito finse di ritirarsi. I troiani, credendolo un dono di vittoria, lo portarono dentro le mura. Con l’arrivo della notte, i soldati nascosti nel ventre del cavallo uscirono, aprirono le porte e la città fu distrutta in una sola notte. È da qui che nasce l’espressione «cavallo di Troia»: un dono che nasconde un pericolo.
Il film racconta il giorno dopo questa vittoria. La guerra è finita, ma Odisseo non riesce in alcun modo a tornare a casa. Anni interi in mare, mostri, tempeste, la collera degli dèi. A casa, intanto, lo aspettano la moglie Penelope e il figlio Telemaco, che non ha mai visto. La domanda che pone il film è semplice ma profonda: un uomo che torna dalla guerra può davvero tornare a casa?
4. I Personaggi: Chi è Chi
Metà del lavoro per seguire il film senza sforzo è riconoscere facce e nomi. Tenete a mente prima di tutto questi quattro: Odisseo (il re che cerca di tornare a casa), Penelope (la moglie che aspetta), Telemaco (il figlio in cerca del padre) e Antinoo (il cattivo che punta al trono). Tutta la tensione del film si gioca fra queste quattro persone. Il resto sono dèi e mostri incontrati lungo la strada.
Nella tabella qui sotto trovate tutti i personaggi principali. La colonna Pronuncia mostra come suona il nome all’orecchio nel film, scritta in modo semplice per un lettore italiano; la sillaba scritta in maiuscolo è quella accentata.
| Personaggio | Attore | Chi è | Pronuncia |
|---|---|---|---|
| Odisseo | Matt Damon | Re di Itaca. L’ideatore del cavallo di Troia. L’uomo al centro del film: un guerriero stremato che cerca di tornare a casa. | o-DI-si-us |
| Penelope | Anne Hathaway | Moglie di Odisseo. Aspetta il marito da vent’anni. Resiste ai pretendenti con la sua intelligenza. | pe-NE-lo-pi |
| Telemaco | Tom Holland | Figlio di Odisseo. Non ha mai visto suo padre. Nel film ha un proprio viaggio da compiere. | te-LE-ma-kus |
| Atena | Zendaya | Dea della sapienza. Appare a Odisseo in visioni. Il segreto di queste visioni si svela alla fine del film. | a-TI-na |
| Antinoo | Robert Pattinson | Capo dei pretendenti, il cattivo umano del film. Vuole sposare Penelope, prendersi il trono e far uccidere Telemaco. | an-TI-no-us |
| Calipso | Charlize Theron | Ninfa del mare. Trattiene Odisseo per anni sull’isola di Ogigia. | ka-LIP-so |
| Circe | Samantha Morton | Maga. Trasforma in porci gli uomini di Odisseo. | SER-si |
| Polifemo | Bill Irwin | Gigante con un solo occhio, cioè il Ciclope. Figlio di Poseidone, dio del mare. | po-li-FI-mus |
| Menelao | Jon Bernthal | Re di Sparta, marito di Elena. Telemaco è suo ospite. | me-ne-LEY-us |
| Elena | Lupita Nyong’o | Si dice che la Guerra di Troia sia scoppiata per causa sua. Nel film ha una cicatrice ben visibile sul volto: una scelta consapevole. | HE-len |
| Clitennestra | Lupita Nyong’o (doppio ruolo) | Moglie di Agamennone. Nel film è presentata come gemella di Elena. La donna che uccide il marito. | clai-tem-NES-tra |
| Agamennone | Benny Safdie | Comandante supremo dell’esercito greco. Torna a casa e viene ucciso dalla moglie. Per Odisseo è una storia che mette in guardia. | a-ga-MEM-non |
| Tiresia | James Remar | Indovino cieco. Nel regno dei morti dà a Odisseo due avvertimenti vitali. | tai-RI-si-as |
| Eumeo | John Leguizamo | Porcaro fedele. Aiuta Odisseo al suo ritorno. | yu-MI-us |
| Euriloco | Himesh Patel | Il secondo di Odisseo. La voce dell’equipaggio, a volte anche quella della rivolta. | yu-RI-lo-kus |
| Sinone | Elliot Page | Soldato greco lasciato indietro per il piano del cavallo di Troia. Il suo sacrificio è un motivo importante nel film. | SAI-non |
| Melanto / Melanzio | Mia Goth / Logan Marshall-Green | Due fratelli servitori che collaborano con i pretendenti. | me-LAN-to |
| Aedo (Bard) | Travis Scott | Il narratore che racconta la storia cantando. Il film si apre e si chiude con il suo canto. | bard |
| Argo | - | Il vecchio cane di Odisseo. Breve ma protagonista di una delle scene più commoventi del film. | AR-gos |
5. Piccolo Glossario: i Concetti Chiave del Film
Se conoscete già questi concetti, il film non vi metterà davanti nessun muro:
- I Pretendenti (suitors): Gli uomini che si sono insediati nella reggia dando per morto Odisseo e che cercano di sposare Penelope. Divorano le ricchezze del re. Quello che vogliono sposare, in realtà, non è Penelope: è il trono.
- Il Ciclope: Un gigante con un solo occhio. Nel film il Ciclope si chiama Polifemo ed è figlio del dio del mare Poseidone.
- La Sirena: Una creatura che con il suo canto attira i marinai e li trascina verso la morte. L’unico rimedio è tapparsi le orecchie con la cera.
- Il Loto: Un fiore che offusca il tempo e la memoria. Sull’isola di Calipso è per questo che gli anni scorrono via senza che nessuno se ne accorga.
- La xenia, ovvero la legge dell’ospitalità: Nell’antica Grecia maltrattare un ospite era una colpa commessa contro gli dèi in persona. A vegliare su questa legge era Zeus stesso, il padre degli dèi. Il senso pieno di uno schiaffo che vedrete verso la fine del film è tutto racchiuso in questa legge; ve lo spiegheremo a tempo debito.
- Il regno dei morti: Il luogo dove vanno le anime dei defunti. Odisseo vi scende ancora vivo e parla con i morti.
- Le vacche sacre: Animali intoccabili appartenenti al dio del sole. L’avvertimento «non toccatele» è il giuramento più cruciale del film.
- I Popoli del Mare (Sea People): Misteriosi predoni aggiunti dal film. Questo nome non compare nel testo di Omero: è un tocco storico voluto da Nolan.
- Gli dèi: Zeus è il re degli dèi, Atena è la dea della sapienza, Poseidone è il dio del mare. In questo film Poseidone è il nemico numero uno: vedrete presto perché.
6. La Struttura del Film: Tre Livelli Temporali
Nolan non racconta la storia in linea retta; saperlo in anticipo evita confusione. Il film si muove fra tre livelli temporali. Il primo è il presente, e si svolge in due luoghi: a Itaca i pretendenti divorano la reggia, mentre sull’isola di Ogigia, in mezzo all’oceano, Odisseo è prigioniero. Il secondo livello è il passato prossimo: il viaggio per mare di Odisseo dopo la partenza da Troia, il Ciclope, i giganti, la maga, la tempesta. Sono i ricordi dell’uomo sull’isola. Il terzo livello è il passato più remoto: la notte in cui Troia cade. Il film si apre con quella notte e con quella notte si chiude.
Un consiglio pratico: se vedete Odisseo su una nave o davanti a un mostro, siete nel passato. Se lo vedete su un’isola accanto a una donna, o se sullo schermo compare la reggia di Itaca, siete nel presente. Sapere questo basta per non perdersi nella struttura del film.
7. Scena per Scena: Tutto il Film in Ordine
Da qui in poi raccontiamo il film dall’inizio alla fine. Per ogni scena diremo prima cosa succede, poi, quando serve, cosa significa. Una piccola nota di onestà: questa ricostruzione è stata compilata a partire da riassunti dettagliati e analisi pubblicati dopo l’uscita del film nelle sale. La linea principale è solida; l’ordine di uno o due dettagli minori potrebbe risultarvi leggermente diverso guardando il film, ma questo non compromette la vostra comprensione.
Apertura: il Canto dell’Aedo e la Caduta di Troia
Il film si apre con il canto di un aedo. L’aedo comincia a raccontare un’epoca leggendaria. Poi passiamo alla spiaggia di Troia. I troiani trovano sulla riva l’enorme cavallo di legno; la flotta greca sembra essersi ritirata. Dietro resta un solo greco: Sinone. Il suo compito è convincere i troiani che il cavallo sia un’offerta innocua. Ci riesce, e lo paga con la vita. La città porta dentro il cavallo. Con la notte, i soldati nel ventre del cavallo escono e Troia cade. Questa apertura dura circa sei minuti, e il canto dell’aedo si interrompe a metà.
Attenzione: Tenete a mente due cose. Primo, il volto di Sinone: questo nome tornerà, verso la fine del film, come una parola d’ordine. Secondo, il canto interrotto a metà: il film canterà il resto di quella canzone solo nell’ultima scena. Nolan non lascia mai niente a metà per caso.
Itaca: Otto Anni Dopo
Sono passati otto anni dalla fine della guerra e Odisseo non è ancora tornato. La reggia si è riempita di pretendenti: uomini che vogliono sposare Penelope e sedersi sul trono. A capo di tutti c’è Antinoo, freddo e pericoloso. Il figlio Telemaco si rifiuta di accettare che il padre sia morto e decide di andare a Sparta in cerca di notizie. Antinoo lo scopre e manda sicari sulle tracce del ragazzo. L’ordine è chiaro: il principe non deve tornare.
Attenzione: Osservate la resistenza silenziosa di Penelope: un ruolo costruito con poche parole. Antinoo, invece, parla con garbo in ogni scena. La sua gentilezza è una minaccia: quando ve ne accorgete, avete capito il personaggio.
Ogigia: l’Isola di Calipso
Negli stessi giorni, Odisseo è prigioniero della ninfa Calipso sull’isola di Ogigia, in mezzo all’oceano. Non è né morto né vivo; sull’isola il tempo scorre confuso per effetto del fiore di loto. Di tanto in tanto gli appare la dea Atena, che gli dice di partire. Ma fate attenzione: la dea si limita ad apparire. Non allunga mai una mano per fare qualcosa. Non ferma le tempeste, non apre la strada, non salva nessuno. Sull’isola Odisseo comincia a ricordare il proprio passato, e le scene di viaggio del film sono raccontate proprio dentro questo ricordo.
Attenzione: Mettetevi in tasca questa domanda: se Atena è una dea, perché non aiuta mai? Perché si limita a guardare? La risposta è l’idea più sconvolgente del film e arriva solo alla fine. Anche noi ve la daremo nell’ultima parte di questo articolo.
Il Ciclope: la Caverna di Polifemo
Il primo dei ricordi. L’equipaggio, appena partito da Troia, entra in una caverna inseguendo una pecora fuggita. La caverna è la casa del gigante monocolo Polifemo. Il gigante divora alcuni degli uomini. Odisseo acceca il gigante mentre dorme, e all’alba gli uomini fuggono mescolati al gregge. Fin qui tutto è andato con astuzia. Poi Odisseo commette un errore: dalla nave, lancia una freccia di scherno contro il gigante ormai cieco. Ha ceduto alla superbia; la superbia è credersi più grandi di quel che si è. Il gigante accecato implora il padre, il dio del mare Poseidone: che quest’uomo non arrivi mai a casa.
Attenzione: Questo istante scatena l’intera maledizione del film. Dietro ogni disastro che segue c’è la collera di Poseidone. Il mare stesso, da ora, è nemico. L’unico difetto di Odisseo è questo attimo di superbia, e il film non glielo lascia mai dimenticare.
I Giganti Cannibali
Su una costa deserta l’equipaggio trova un bambino solo. Il suo grido sveglia le montagne: arrivano giganti cannibali. I giganti affondano una nave a colpi di roccia e uccidono decine di marinai. I superstiti fuggono, con le scorte ridotte e il morale a pezzi.
Attenzione: Questo è il momento d’azione più intenso del film, girato apposta per trasmettere un senso di grandezza. I dialoghi sono ridotti quasi a zero: a raccontare tutto è l’immagine.
Circe: Porci e Trattativa
L’equipaggio, affamato, arriva all’isola della maga Circe. Circe offre loro un banchetto, ma il cibo è drogato: gli uomini si trasformano in porci. Odisseo scopre la verità in un momento atroce: un animale ferito, davanti ai suoi occhi, ridiventa un uomo che urla. Ma la cosa degna di nota è questa: Odisseo non impugna la spada. Tratta con la maga. E Circe gli indica la strada: andrà a nord, dentro il crepuscolo, a consultare i morti.
Attenzione: Questa scena mostra la vera arma di Odisseo: non la forza, l’intelligenza. Un eroe che sceglie di parlare invece di combattere un mostro è raro nella mitologia. Anche Circe, in fondo, non è malvagia: è come una guardiana di soglia che indirizza chi supera la prova.
Il Regno dei Morti: Due Avvertimenti
In un luogo dove il fuoco incontra il ghiaccio si compie un sacrificio, e arrivano le anime dei morti. Appare per primo il comandante supremo Agamennone. La sua storia gela il sangue: tornato a casa dalla guerra, è stato ucciso dalla moglie Clitennestra. Per Odisseo è un avvertimento: non basta tornare a casa, conta anche come ci si torna. Poi appare Sinone, onorato per il suo sacrificio. Per ultimo parla l’indovino cieco Tiresia. Indovino vuol dire colui che vede il futuro. Tiresia dà due avvertimenti: primo, la collera di Poseidone vi insegue. Secondo, non toccate mai le vacche sacre del dio del sole.
Attenzione: I due avvertimenti di questa scena sono la mappa del resto del film: si avvereranno entrambi, uno dopo l’altro. Non dimenticate nemmeno la storia di Agamennone: alla fine del film, quando Odisseo apre la porta di sua moglie, è quella storia che ha in mente.
Le Sirene e il Mostro Marino
L’equipaggio si tappa le orecchie con la cera e attraversa le acque delle Sirene, quelle stesse acque che la tradizione colloca proprio davanti alle nostre coste, fra Sorrento e i faraglioni di Capri. Il canto delle Sirene non si sente; la scena è costruita quasi interamente sul silenzio. Proprio quando il pericolo sembra scampato, un mostro marino ghermisce un uomo dal ponte. Le perdite crescono, la speranza si assottiglia.
Trinacria: il Giuramento Infranto
Il vento muore e la nave resta bloccata a Trinacria, l’isola delle vacche sacre. Passano i giorni, la fame diventa insopportabile. E gli uomini infrangono il giuramento: uccidono le vacche sacre. Solo Odisseo non le tocca. La punizione non tarda. Una tempesta apocalittica fa a pezzi la nave e l’intero equipaggio annega. Sopravvive solo Odisseo; le onde lo gettano su Ogigia, sulla riva di Calipso.
Attenzione: La lezione amara è questa: chi ha infranto il giuramento è morto, ma anche chi non lo ha infranto è stato punito. Odisseo non ha toccato le vacche, eppure ha perso gli uomini, la nave, tutto. Qui il film chiude il livello dei ricordi e si riaggancia al presente: ora sapete come l’uomo sull’isola sia arrivato fin lì.
Sette Anni Perduti e la Resa al Mare
A Ogigia il loto cancella il tempo; gli anni scorrono via tra le dita. Ma due ricordi non si cancellano: Penelope e Telemaco. Alla fine Calipso libera Odisseo a una condizione: dovrà consegnarsi al mare, cioè a Poseidone, e sarà il mare a decidere il suo destino. Odisseo accetta. E il mare non lo uccide: lo porta verso casa.
Attenzione: La condizione è importante. L’uomo che per tutto il film ha combattuto contro il mare riesce ad arrivare a casa solo quando gli si arrende. Non con la testardaggine, ma con l’accettazione. È una delle lezioni che il film consegna in silenzio.
Sparta: la Cicatrice e la Menzogna delle Canzoni
Torniamo ora a Telemaco. Il giovane cerca notizie del padre, e per questo va a Sparta, alla reggia del re Menelao. Menelao ha combattuto a Troia spalla a spalla con suo padre; Telemaco bussa alla sua porta come «uno degli ultimi uomini che ha visto mio padre». Menelao racconta al ragazzo la guerra. Mentre parla, il film torna indietro e mostra quelle ore dentro il cavallo di legno: soldati che aspettano per ore in un luogo buio, stretto, senza aria, madidi di sudore per la paura. Il momento che le canzoni raccontano come «gloriosa vittoria» era in realtà questo.
Poi la questione si fa più profonda. Ricordate la leggenda: Elena è la donna più bella del mondo, e l’intera guerra sarebbe scoppiata per la sua bellezza. Per secoli gli aedi le hanno dedicato canzoni. Ma nel film, l’Elena che abbiamo davanti ha sul volto una grande cicatrice. Il film non lo dice mai apertamente, ma l’allusione è chiara: dopo la guerra il marito Menelao l’ha punita, tagliandole il viso. Immaginate ora la scena: nella sala gli aedi cantano ancora «Elena, la più bella fra le belle», e Menelao siede accanto alla moglie sfregiata ridendo di quelle canzoni. Perché ride? Perché sa meglio di chiunque altro che la canzone è una menzogna. L’Elena della canzone e l’Elena che ha davanti non sono la stessa donna.
Con questa scena Nolan vi dice qual è il vero tema del film: le storie cambiano un po’ ogni volta che vengono raccontate. La guerra vera è sangue, paura, vergogna; appena entra in una canzone diventa eroismo. Con il tempo la differenza si dimentica, e resta solo la canzone. Questo non è un film di eroismo: è il film di come nascono le storie di eroismo.
Attenzione: Questa scena è il cervello del film, ed è qui che vi viene data la chiave di lettura. Il film si era aperto con il canto di un aedo: fin dal primo secondo, cioè, vi si diceva «quello che state guardando è un racconto». Se afferrate questa chiave, il finale del film non vi arriverà come una sorpresa, ma come una frase che si completa.
Il Ritorno: Argo e Tre Parole
A Itaca, in un tempio, dei sicari attendono Telemaco al suo ritorno. Uno straniero dall’aspetto anziano interviene e salva il ragazzo. Lo straniero è Odisseo: ha finalmente messo piede sulla sua isola, a casa. Ma la reggia è piena di nemici, e per questo nasconde la propria identità. Padre e figlio tramano insieme un piano: Telemaco annuncia che suo padre tornerà presto e invita tutti i pretendenti a un grande banchetto.
Quella notte si vive uno dei momenti più silenziosi e commoventi del film. Il re travestito da mendicante siede accanto al vecchio cane Argo, ormai morente. Argo aspetta il suo padrone da vent’anni. Il travestimento inganna gli uomini, ma non il cane: Argo riconosce il padrone con l’ultimo respiro. Vedendo questa scena, anche Telemaco riconosce suo padre e gli dice tre parole: «Welcome home, stranger». Cioè: «Bentornato a casa, straniero». Il punto sottile e amaro della frase è questo: il figlio saluta un padre che vede per la prima volta in vita sua. Quell’uomo è insieme suo padre e uno sconosciuto; le due parole sono vere entrambe, nello stesso istante.
La Gara dell’Arco e la Resa dei Conti
Al banchetto, Odisseo travestito da mendicante si presenta come Sinone: il nome onorato nel regno dei morti, ora indossato come un’arma. Provoca Antinoo con abilità e ne riceve uno schiaffo. Questo schiaffo è molto più grande di quanto sembri: ricordate la legge dell’ospitalità. Alzando la mano su un ospite, Antinoo è ormai colpevole davanti agli dèi. Tutto ciò che accadrà da qui in avanti trova la sua giustificazione in quello schiaffo.
Penelope indice un’ultima prova: sposerà chi riuscirà a tendere il grande arco di Odisseo e a far passare una freccia nel foro di dodici asce allineate. Perché proprio l’arco? Perché solo il vero proprietario può tenderlo: è un test d’identità. Tutti i pretendenti ci provano, nessuno riesce a tendere l’arco. Poi si alza il mendicante. Tende l’arco senza sforzo e compie il tiro impossibile. In quell’istante tutti capiscono ogni cosa. Le porte vengono sbarrate. Odisseo rivolge l’arco contro i pretendenti. Telemaco, quando il padre è in difficoltà, entra in battaglia al suo fianco, e i conti si regolano insieme. La fine di Antinoo è, non a caso, la più lunga di tutte.
La Confessione Dietro la Porta
Siamo arrivati alla scena più importante del film. Normalmente, in un film, il punto più alto, il momento in cui tutto esplode, sarebbe la grande scena di battaglia. Nolan fa qualcos’altro. Per lui il vero grande momento è una scena senza armi: la conversazione silenziosa in cui un uomo dice alla moglie la verità. La scena della spada è la battaglia del corpo; questa è la battaglia dell’anima. E la seconda è più difficile.
Ecco la confessione. All’apertura del film avevamo assistito alla caduta di Troia: piano astuto, cavallo di legno, vittoria. Sembrava una storia di eroismo. Nel finale Odisseo racconta a Penelope la verità di quella notte, e il film mostra la stessa notte una seconda volta. La stessa notte, ma questa volta la macchina da presa guarda altrove. Case in fiamme, civili in fuga, soldati che uccidono gente disarmata. La città non è stata conquistata: è stata massacrata. Lo stesso evento, due racconti: all’inizio del film avete visto la versione cantata, alla fine la verità. La lezione della scena a Sparta qui prende corpo: il film confessa, alla fine, che anche la propria apertura era una «canzone».
E dentro quella notte c’è l’immagine più dura del film. I soldati entrano nel tempio di Atena. Nel tempio c’è una sacerdotessa; sacerdotessa vuol dire la donna sacra che nel tempio serve la dea. Ai piedi della statua rovesciata della dea, i soldati decapitano quella donna. Nel mondo antico non esiste peccato più grande: uccidere una persona sacra in un luogo sacro. Ed ecco la mossa più grande del film: il volto di quella sacerdotessa è lo stesso volto della «dea Atena» che appare a Odisseo per tutto il film. Stessa attrice, stesso volto.
Diciamolo apertamente. La dea che appare a Odisseo per tutto il film, in realtà, non è mai esistita. La mente dell’uomo ha preso il volto della donna uccisa quella notte e lo ha vestito da dea. Perché? Perché sapeva di aver commesso una colpa, e quel volto non lo lasciava in pace. Questo si chiama rimorso: la voce dentro di sé che non dà tregua. Lo sa chiunque, dalla vita di ogni giorno: chi ha fatto un grande torto a qualcuno, la notte, chiudendo gli occhi, rivede quel volto. Nolan ha preso questa verità profondamente umana e le ha messo addosso un abito mitologico. Non una dea: un ricordo.
Tirate fuori ora la domanda che vi avevamo messo in tasca all’inizio dell’articolo: perché Atena appariva sempre ma non aiutava mai? La risposta è ormai chiara: perché non c’era davvero. Una vera dea avrebbe fermato la tempesta, aperto la strada. Ma un senso di colpa non può fermare una tempesta: può solo guardare. Ripensate con questi occhi a tutte le scene di Atena nel film: la dea non gli indicava la via; era il volto della donna morta a dirgli «torna a casa e fai i conti con te stesso».
Ma allora perché Odisseo lo racconta a Penelope? Perché era questa la domanda centrale del film: un uomo che torna dalla guerra può davvero tornare a casa? La risposta di Nolan è: non basta che il corpo varchi la soglia. Se abbraccia una donna che lo aspetta da vent’anni con la menzogna «è tornato il tuo eroico marito», ciò che entra in casa è solo una maschera. Odisseo si toglie la maschera. Dice di non essere l’uomo delle canzoni, dice cosa hanno fatto quella notte. Il ritorno a casa si compie solo quando viene detta la verità. Per questo quella conversazione dietro la porta è il vero culmine del film: lì l’uomo non affronta mostri, affronta se stesso.
Finale: Due Immagini, un Solo Addio
Uscito dalla resa dei conti con ferite di freccia sulla schiena, Odisseo fa una cosa inaspettata: non riprende il trono. Lascia il regno al figlio Telemaco e annuncia che partirà con Penelope verso ovest, per un ultimo viaggio. Nell’inquadratura finale due immagini si sovrappongono: da una parte la coppia che salpa verso l’orizzonte, dall’altra Odisseo che perde sangue fra le braccia di Penelope nella sala del trono. Il viaggio è reale, o è l’ultimo sogno di un uomo morente? Il film lascia la risposta allo spettatore. Entrambe le letture reggono, ed è proprio questo, a film finito, il piacere più dolce da discutere.
E infine torniamo a Troia. Il canto interrotto a metà nell’apertura, finalmente, si completa. È anche l’ultima parola del film: gli uomini muoiono, le città cadono; le storie sopravvivono solo grazie al canto. Ma ormai lo sapete: anche alle canzoni non bisogna credere fino in fondo.
8. Cosa ha Cambiato Nolan Rispetto a Omero
Per chi conosce il poema, o per chi vuole leggerlo dopo aver visto il film, ecco i principali cambiamenti apportati dalla pellicola:
- I Popoli del Mare (Sea People) sono un’aggiunta del film; questo nome non compare in Omero.
- La cicatrice sul volto di Elena è un’invenzione del film; nel poema Elena non subisce alcun danno.
- Il fatto che Clitennestra ed Elena siano gemelle è una scelta del film; nella mitologia sono sorelle dall’aspetto diverso.
- Il celebre trucco del poema, «Io sono Nessuno» (Nobody), non compare nel film; al suo posto viene usata l’identità di Sinone.
- Nel poema il Ciclope viene prima ubriacato con il vino; nel film viene accecato mentre dorme.
- Nel poema si resta un anno intero sull’isola di Circe; nel film questo tempo è molto più breve. Il dio Ermes e l’erba magica moly non compaiono nel film.
- Nel regno dei morti, nel poema, appaiono anche la madre di Odisseo e il guerriero Achille; nel film non ci sono.
- Nel poema padre e figlio si incontrano nella capanna del porcaro; nel film l’incontro avviene durante un tentativo di agguato.
- Il finale è completamente diverso: il poema si chiude con l’intervento della dea Atena dopo la vendetta. Nel film c’è la cessione del trono, il viaggio verso ovest e un addio dal doppio significato.
9. Un Piccolo Aiuto per Chi lo Guarda in Lingua Originale
Se guarderete il film in lingua originale, cioè in inglese, una piccola preparazione può essere molto utile: date un’occhiata alle pronunce nella tabella dei personaggi e imparate a riconoscere le parole qui sotto. Questa storia è raccontata in modo talmente visivo che uno spettatore che la conosce già non si perde anche se gli sfugge buona parte dei dialoghi. Queste quindici parole bastano per cogliere l’emozione delle scene:
| Inglese | Pronuncia | Significato |
|---|---|---|
| home | houm | casa, dimora. La parola che ricorre più spesso nel film. |
| welcome home | uelkam houm | bentornato a casa |
| stranger | strein-giar | straniero, estraneo |
| father / son | fa-der / san | padre / figlio |
| wife | uaif | moglie, sposa |
| king / queen | kin / kuiin | re / regina |
| gods | gadz | dei, divinità |
| the sea | de sii | il mare |
| ship / men | scip / men | nave / uomini |
| war | uor | guerra |
| story / song | stori / song | storia / canzone |
| bow / arrow | bou / e-rou | arco / freccia |
| oath | out | giuramento |
| revenge | ri-vengi | vendetta |
| forgive | for-ghiv | perdonare |
10. A Film Finito: Tre Cose da Portare a Casa
Primo: non fidatevi delle canzoni. Il film vi ha mostrato la stessa notte due volte: una come la raccontano le canzoni, una come è andata davvero. E non è solo una questione che riguarda Troia. Ogni guerra, ogni vittoria, ogni racconto di eroismo ha queste due versioni. Sta a chi guarda accorgersi di quale versione gli viene raccontata.
Secondo: tornare a casa non significa varcare una soglia. Agamennone è tornato a casa ed è morto. Odisseo è tornato a casa e prima di tutto ha detto la verità. La differenza fra i due è la vera lezione del film: si arriva a casa solo con l’onestà; il resto è solo percorrere la strada.
Terzo: la coscienza può girare travestita da dea. Il segreto più grande del film era che una dea, in realtà, era il ricordo di una donna uccisa. Chi commette una colpa a volte sconta la pena non in tribunale, ma dentro la propria mente. Quel volto, quella voce, quell’ordine di «vai e fai i conti»: vengono tutti da dentro.
Il pubblico di Omero conosceva già il finale di questa storia, eppure la ascoltava ogni volta. Perché una storia raccontata bene dice qualcosa di nuovo anche a chi ne conosce già la fine. Il film di Nolan fa esattamente questo: prende un canto di 2700 anni, ne dice la verità nascosta, e continua comunque a cantarlo. Guardandolo è possibile restare incantati e, insieme, rimanere svegli. Questo articolo serviva a farvi fare entrambe le cose. Non stupisce che, secoli dopo, Dante lo abbia ritrovato ancora per mare, e lo abbia chiamato Ulisse.
Fonti
Cast e dati tecnici: Wikipedia, «The Odyssey (2026 film)». Sviluppo della trama: riassunti dettagliati e analisi pubblicati dopo l’uscita del film nelle sale (Spoiler Town; le analisi finali di Slate e Forbes). Confronto con Omero: GamesRadar, «16 differences between Christopher Nolan’s movie and Homer’s epic poem»; recensioni dell’adattamento di Den of Geek e Variety. Nello sviluppo della trama potrebbero esserci piccole variazioni di dettaglio.
Glossario di nomi e termini (45)
Odisseo (Persona) — Re di Itaca, il protagonista del film. L’ideatore del cavallo di Troia. Dopo la guerra impiega dieci anni per tentare di tornare a casa. È conosciuto più per l’astuzia che per la forza. Attore: Matt Damon · Pronuncia: o-DI-si-us
Penelope (Persona) — Moglie di Odisseo, regina di Itaca. Aspetta il marito per vent’anni. Resiste ai pretendenti con la sua intelligenza. È lei la destinataria della confessione nel finale del film. Attore: Anne Hathaway · Pronuncia: pe-NE-lo-pi
Telemaco (Persona) — Figlio di Odisseo e Penelope. Era un neonato quando il padre partì per la guerra; non lo ha mai conosciuto. Nel film va a Sparta in cerca di notizie su di lui. Attore: Tom Holland · Pronuncia: te-LE-ma-kus
Atena (Persona) — Nella mitologia greca, dea della sapienza e della guerra. Nel film appare a Odisseo in visioni, ma non interviene mai fisicamente. Il segreto di queste visioni si svela nel finale. Attore: Zendaya · Pronuncia: a-TI-na
Antinoo (Persona) — Il capo dei pretendenti, il cattivo umano del film. Vuole sposare Penelope e sedersi sul trono di Itaca; manda sicari per far uccidere Telemaco. Parla con garbo; il suo garbo è una minaccia. Attore: Robert Pattinson · Pronuncia: an-TI-no-us
Calipso (Persona) — Una ninfa del mare. Trattiene Odisseo per anni sull’isola di Ogigia, in mezzo all’oceano. Alla fine lo libera a una sola condizione: che si consegni al mare, cioè a Poseidone. Attore: Charlize Theron · Pronuncia: ka-LIP-so
Circe (Persona) — Una maga. Trasforma in porci gli uomini di Odisseo con un banchetto drogato. Odisseo tratta con lei invece di combatterla; Circe, a sua volta, gli indica la strada dicendogli di consultare i morti. Attore: Samantha Morton · Pronuncia: SER-si
Polifemo (Persona) — Il gigante con un solo occhio, cioè il Ciclope. Figlio del dio del mare Poseidone. Odisseo lo acceca; la supplica del gigante al padre scatena l’intera maledizione del film. Attore: Bill Irwin · Pronuncia: po-li-FI-mus
Menelao (Persona) — Re di Sparta, marito di Elena. La Guerra di Troia sarebbe scoppiata, si dice, proprio per lei. Nel film ospita Telemaco e gli racconta il vero volto della guerra, quello che le canzoni non cantano. Attore: Jon Bernthal · Pronuncia: me-ne-LEY-us
Elena (Persona) — La regina cantata come «la donna più bella del mondo»; la Guerra di Troia sarebbe scoppiata per lei. Nel film ha sul volto una grande cicatrice: una scelta consapevole, che mostra come l’Elena delle canzoni e l’Elena vera non siano la stessa donna. Attore: Lupita Nyong’o · Pronuncia: HE-len
Clitennestra (Persona) — Moglie di Agamennone. Uccide il marito quando questi torna dalla guerra. Nel film è presentata come gemella di Elena; la sua storia è un avvertimento per Odisseo, non basta tornare a casa, conta anche come ci si torna. Attore: Lupita Nyong’o (doppio ruolo) · Pronuncia: clai-tem-NES-tra
Agamennone (Persona) — Il comandante supremo dell’esercito greco a Troia. Torna a casa e viene ucciso dalla moglie Clitennestra. Appare a Odisseo nel regno dei morti; la sua storia è il volto oscuro della lezione del film sul ritorno a casa. Attore: Benny Safdie · Pronuncia: a-ga-MEM-non
Tiresia (Persona) — L’indovino cieco; indovino vuol dire colui che vede il futuro. Nel regno dei morti dà a Odisseo due avvertimenti: la collera di Poseidone lo insegue, e non deve mai toccare le vacche sacre del dio del sole. Attore: James Remar · Pronuncia: tai-RI-si-as
Eumeo (Persona) — Il fedele porcaro di Odisseo. Una delle poche persone rimaste leali al re anche in sua assenza; è il suo aiutante nel piano del ritorno. Attore: John Leguizamo · Pronuncia: yu-MI-us
Euriloco (Persona) — Il secondo di Odisseo, la voce dell’equipaggio. Nei momenti difficili parla per il gruppo, e a volte è anche la voce della ribellione. Attore: Himesh Patel · Pronuncia: yu-RI-lo-kus
Sinone (Persona) — Il soldato greco lasciato indietro per il piano del cavallo di Troia. Il suo compito era convincere i troiani che il cavallo fosse innocuo; lo paga con la vita. Viene onorato nel regno dei morti, e alla fine del film Odisseo si presenta ai pretendenti proprio con il suo nome. Attore: Elliot Page · Pronuncia: SAI-non
Argo (Persona) — Il vecchio cane di Odisseo. Aspetta il padrone per vent’anni. Mentre nessun essere umano riconosce il re travestito, Argo lo riconosce con l’ultimo respiro: una delle scene più commoventi del film.
Aedo (Bard) (Persona) — Il narratore che canta la storia. Il film si apre con il suo canto; la canzone si interrompe a metà e si completa solo nell’ultima scena. È il portatore dell’idea centrale del film: le storie vivono attraverso il canto. Attore: Travis Scott
Omero (Persona) — L’aedo cieco a cui viene attribuita la paternità dell’Odissea e dell’Iliade, vissuto secondo la tradizione nell’VIII secolo a.C. Se sia esistito davvero come persona singola, o se rappresenti piuttosto una tradizione, resta oggi materia di discussione.
Christopher Nolan (Persona) — Regista e sceneggiatore del film. Noto per Inception, Interstellar, Dunkirk e Oppenheimer. Si distingue per le strutture narrative che giocano con il tempo e per le riprese in grande formato.
Odissea (Opera) — Poema epico greco di quasi 2700 anni, attribuito a Omero. Racconta il viaggio di ritorno a casa di Odisseo dopo la Guerra di Troia. È la fonte del film; fra le sue traduzioni italiane più note ci sono quella in versi di Ippolito Pindemonte e quella, più moderna, di Rosa Calzecchi Onesti.
Il cavallo di Troia (Concetto) — L’enorme cavallo di legno in cui i greci nascosero i soldati scelti. I troiani, credendolo un dono di vittoria, lo portarono in città; quella stessa notte la città cadde. L’idea fu di Odisseo. Oggi si usa anche come espressione per «un dono che nasconde un pericolo».
Troia (Luogo) — L’antica e ricca città in cui si combatté la guerra, sulla costa occidentale dell’attuale Turchia, vicino ai Dardanelli. Cadde dopo dieci anni d’assedio, grazie all’inganno del cavallo di legno.
Itaca (Luogo) — L’isola greca di cui Odisseo è re. È il concetto stesso di «casa» nel film: ogni volta che sentite questa parola, il tema è il ritorno a casa.
Sparta (Luogo) — La città di Menelao ed Elena. Telemaco vi si reca in cerca di notizie del padre, e qui sente per la prima volta il vero volto della guerra, quello che le canzoni non raccontano.
Ogigia (Luogo) — L’isola deserta in mezzo all’oceano, la casa di Calipso. Odisseo vi resta prigioniero per anni. Il fiore di loto dell’isola offusca lo scorrere del tempo.
Trinacria (Luogo) — L’isola dove pascolano le vacche sacre del dio del sole. L’equipaggio vi resta bloccato, infrange il giuramento per la fame e viene distrutto da una tempesta come punizione.
Pretendenti (Concetto) — Gli uomini che, dando Odisseo per morto, si sono insediati nella sua reggia e cercano di sposare Penelope. Divorano le ricchezze del re. Quello che vogliono sposare, in realtà, non è Penelope: è il trono. In inglese: suitors.
Ciclope (Concetto) — Nella mitologia greca, un gigante con un solo occhio. Il Ciclope del film si chiama Polifemo ed è figlio di Poseidone.
Sirene (Concetto) — Creature leggendarie che con il canto attirano i marinai verso la morte. L’equipaggio scampa al pericolo tappandosi le orecchie con la cera.
Loto (Concetto) — Nel poema, un fiore che fa dimenticare ogni cosa a chi lo mangia. Nel film è la causa per cui il tempo e la memoria si confondono sull’isola di Ogigia; è per questo che i sette anni di Odisseo scivolano via senza che se ne accorga.
Xenia (la legge dell’ospitalità) (Concetto) — La regola sacra dell’ospitalità nell’antica Grecia: maltrattare un ospite era una colpa commessa contro gli dèi in persona, e a vegliare su di essa era Zeus stesso. Lo schiaffo che Antinoo dà a Odisseo travestito da mendicante infrange questa legge, e rende legittimo, agli occhi degli dèi, tutto ciò che accade dopo.
Il regno dei morti (Concetto) — Nella credenza greca, il luogo dove vanno le anime dei defunti. Odisseo vi scende ancora vivo; parla con le anime di Agamennone e Sinone, e riceve dall’indovino cieco Tiresia due avvertimenti vitali.
Le vacche sacre (Concetto) — Animali intoccabili appartenenti al dio del sole. Nonostante l’avvertimento di Tiresia, «non toccatele mai», l’equipaggio affamato le uccide; il prezzo sarà la vita di tutti, tranne quella di Odisseo.
I Popoli del Mare (Sea People) (Concetto) — Misteriosi predoni marittimi citati nel film. Questo nome non compare nel testo di Omero: è un tocco storico, ispirato a un autentico enigma legato al crollo dell’Età del Bronzo, che Nolan ha aggiunto di suo.
Poseidone (Persona) — Il dio del mare, padre del Ciclope Polifemo. Quando Odisseo acceca suo figlio e per giunta lo deride, Poseidone diventa il suo nemico numero uno: dietro ogni tempesta del film c’è la sua collera.
Zeus (Persona) — Il re degli dèi nella mitologia greca. È il custode della xenia, la legge dell’ospitalità: alzare la mano su un ospite è una colpa commessa contro di lui.
Sacerdotessa (Concetto) — La donna sacra che nel tempio serve la dea. Nel finale del film, il volto della sacerdotessa uccisa dai soldati nel tempio di Atena è lo stesso volto della «dea Atena» che appare a Odisseo per tutto il film: il segreto più grande della pellicola è racchiuso in questa immagine.
Rimorso (Concetto) — Il tormento della coscienza per un torto commesso. Nel film è questa la vera identità delle visioni di Atena: non una dea, ma il ricordo della donna uccisa quella notte, che non lascia in pace Odisseo.
Culmine (climax) (Concetto) — Il punto di massima tensione di un film, il momento in cui tutto esplode. In questo film il culmine non è, come ci si aspetterebbe, una scena di battaglia, ma la confessione silenziosa di Odisseo a Penelope.
IMAX (Concetto) — Un formato di ripresa e proiezione che offre uno schermo molto più grande e un’immagine molto più nitida rispetto al cinema tradizionale. The Odyssey è il primo lungometraggio della storia girato interamente con macchine da presa IMAX.
Poema epico (Concetto) — Il lungo racconto che narra gli eroi, le guerre e gli dèi di un popolo. Prima di vivere sulla pagina scritta, vive nella voce: gli aedi lo recitano a memoria e lo tramandano di generazione in generazione.
Dengbêj (Concetto) — Nella tradizione orale curda, il cantore-narratore che tramanda storie e memoria storica a memoria, con un canto modulato. Svolge lo stesso ruolo della tradizione orale rappresentata da Omero: memoria, melodia e parola.
Indovino (Concetto) — Colui che si crede veda il futuro. L’indovino del film è il cieco Tiresia, che parla a Odisseo nel regno dei morti.
Superbia (Concetto) — Il credersi più grandi di quel che si è. È l’unico vero difetto di Odisseo: dopo aver accecato il Ciclope, gli scaglia contro una freccia di scherno, e quell’istante di orgoglio scatena la maledizione decennale di Poseidone. I greci antichi la chiamavano hỳbris.
